Il filosofo ignoto – F. Fogliotti, ITA 2014

La telecamera ruba l’anima”: fu proprio con queste parole che Guido Ceronetti, nei primissimi anni novanta, scoraggiò la proposta di un film-documentario sulla sua figura e il suo teatro. L’interessato era niente meno che Federico Fellini.

A oltre vent’anni da quell’“aereo mai decollato” esce nelle sale Il filosofo ignoto, un docufilm che avvicina la complessa figura di Ceronetti in punta di piedi, partendo dalla memoria di un uomo “in esilio dal 1927”, mettendone in scena vizi e virtù senza perdere il senso della distanza: lo spazio antistante la telecamera è rispettato come lo spazio mentale dello spettatore, troppo spesso costretto in “binari visivi” che ne mutilano lo sguardo.

Il “caso Fogliotti” è però un’altra storia, iniziata con una domanda giusta che lo ha portato, con la collaborazione di Enrico Pertichini, alla realizzazione di un accurato (e accorato) omaggio ad un uomo che nel suo essere “molti” – scrittore, traduttore, filosofo, poeta, marionettista, drammaturgo, teatrante e giornalista – è rimasto “uno”: quel Guido Ceronetti che non smette di esprimere con forza e grande dispiegamento di mezzi una filosofia che si vuole “ignota” ma non per questo meno efficace.

La sua vita di artista finemente eccentrico viene portata sullo schermo con un rispetto raro, quello che si avverte quando centro del discorso è un uomo e non l’idea sedimentata di esso. Alla fine di questo viaggio è forte la sensazione che i registi non abbiano mai smesso di tenerci la mano: la scoperta di questa complessa personalità avviene insieme a loro, attraverso un disegno in itinere che appare del tutto spontaneo.

Molti i temi trattati attraverso dialoghi, letture di testi poetici (fabbricati in proprio o liberamente tradotti), spezzoni dal Teatro dei Sensibili (fondato da Ceronetti insieme alla moglie Erica Tedeschi nel 1970), l’importanza della parola viva, una personalissima ricerca spirituale condotta attraverso la lettura e la “riscrittura” di testi veterotestamentari (Qohèlet, Isaia, Giobbe, i Salmi), l’alienazione umana, la sofferenza, la poesia come “deterrente per gli assassini”, la bellezza contro la violenza, l’importanza della donna come unico contatto con la vita ma anche l’uomo, ricco di contraddizioni e immerso nel tragico e ineluttabile destino individuale.

Un documentario che sottrae tempo offrendo spazio ai pensieri, alla cultura, al teatro, alle voci, alla strada, agli amici, alla gioventù, al ricordo, ad una vita speciale che doveva essere portata sullo schermo. Un film per chi ha forse avuto la fortuna di conoscere il “Ceronetti scrittore” ma non il privilegio di abbracciare il “Ceronetti uomo”.